Riflessioni su insegnamenti

Gestire la distrazione

intanto per cominciare va chiarito (a noi e al bambino) cosa è una distrazione: stiamo facendo qualcosa, magari qualcosa che non ci va moltissimo di fare oppure che magari 10 min fa ci andava di fare e che adesso non ci va più così tanto. Ad un certo punto cominciamo a sentire la fatica o il disagio, e istintivamente cerchiamo un’altra attività, come ad esempio pensare a qualcosa di piacevole, fare altri ragionamenti oppure (come nel caso tipico di un bambino) iniziare a fare in maniera svogliata l’attività, o a giochicchiare con un compagno, o a fare domande che in quel momento risultano più interessanti di continuare a fare l’attività che si faceva. Dobbiamo quindi intanto capire (e spiegare) come e perchè si crea una distrazione, a quel punto dobbiamo spiegare che come la distrazione è nata, bisogna metterla da parte, accettare (almeno per un pò) la sensazione di fatica e disagio che stiamo provando (sensazione che ha generato la distrazione). Questo atteggiamento, questa cosa di evitare di lasciarsi andare alla distrazione, a lungo andare crea un condizionamento molto importante nella vita delle persone: una delle capacità più importanti è quella di riuscire ad accettare un po’ di “sofferenza” che permette di continuare ad impegnarsi almeno per un po’. Quello che va evitato (lo spiego in un altro punto qui nel libro) è che ci si attacchi in maniera malata alla sensazione della sofferenza, fino a riconoscerla come un’amica perchè permette di impegnarsi di più e di ottenere di più. In realtà, è stato studiato che una minima sofferenza nell’impegno può aumentare l’efficienza di una persona (ad esempio sul lavoro o in situazioni di sopravvivenza) ma che se questa sofferenza, impegno, etc aumentano eccessivamente, le capacità fisiche e mentali della persona vengono meno ed è necessario rallentare. Comunque tutto questo meccanismo, spingendo un po’ quando ci si distrae, porta (come dicevamo sopra) ad un condizionamento positivo della persona, che impara a migliorarsi in questo modo; è fondamentale imparare ad accettare un po’ di quel disagio che sopraggiunge dopo un po’ di tempo che si fa un’attività, e continuare per un altro po’, perchè questo “allena” la mente come un’attività fisica progressiva può allenare il fisico. Del resto, quando si va in palestra, ci si va per sudare, e se si vuole sudare allora bisogna aumentare la fatica (e quindi un po’ di sofferenza e disagio) ma non bisogna esagerare altrimenti ci si prende come minimo uno strappo muscolare e si sta fermi per un mese prima di riprendersi e poter continuare ad allenarsi. Per la mente e per l’atteggiamento vale lo stesso discorso.

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