Ciò che conta è capire verso cosa il bambino è portato e stimolarlo, offrirgli le opportunità adeguate per approfondire l’interesse e farlo germogliare. Se ad esempio Leo è appassionato di medicina, è giusto che gli permetta di dedicare tempo ed energie a questa passione, senza dare per scontato il livello al quale può arrivare, deducendolo dalla sua età: cioè non bisogna pensare “è un bambino e quindi può arrivare a questo livello”, non è giusto dare per scontato a quale livello può arrivare perchè in realtà non lo puoi sapere. Ognuno di noi è diverso e non puoi definire a priori a che livello potrà arrivare. L’ideale sarebbe poter pagare un ragazzo che sta studiando medicina e che possa venire qui a dialogare con lui di anatomia, corpo umano e batteri due ore ogni settimana. E così dovrei fare con il judo, la palestra, l’idraulica, i treni, la scienza, la chimica. Abbiamo fatto l’errore di farlo stare troppo davanti alla tv, circondarlo di giochi a Natale, mettergli su film e dvd per quasi perdere la sua sete di sapere. Tv, film, giochi se troppi spengono la curiosità, la creatività, la volontà di conoscere ancora e ancora. Appiattiscono il bambino verso uno standard che li vuole passivi e annoiati. E agitati senza consapevolezza. La cosa importante è anche quella di evitare di preoccuparsi se un bambino perde interesse verso una cosa: magari lo riavrà più avanti, o magari ha esaurito il suo interesse nei confronti di un argomento. E’ importante però cercare di analizzare con lui i motivi per cui un interesse non c’è: magari c’è ma non viene stimolato nel giusto modo.
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