non c’è cosa più stupida di versare l’acqua al bambino quando è abbastanza grande per farlo da solo, non c’è cosa più stupida di vestirlo quando è in grado di farlo da solo. Chiaro che esistono eccezioni a questo, nessuna regola è valida sempre e in ogni occasione (anzi, se una regola è valida sempre e non viene mai sgarrata, la vita diventa un incubo di dittatura per tutti… per chi la regola la deve seguire e per chi la deve far rispettare!). E’ bene che le regole vengano a volte non rispettate per rendere tutto più umano, facile e meno stressante. Ma appunto, fargli ciò che lui può fare bene, serve solo a impigrirlo, non renderlo sicuro di sé e delle proprie capacità, farlo sentire “piccolo” e “incapace”, etc. L’idea generale è che se può farlo, allora dovrebbe farlo da solo (con le dovute eccezioni alla regola, come si diceva prima); l’indipendenza è importante per le persone che crescono ed è importante per noi che non dobbiamo impegnarci a pulirli dopo aver fatto la cacca fino a 15 anni… ma tutti noi abbiamo visto almeno una volta nella vita la classica situazione del genitore onnipresente, che fa le cose al posto dei figli, e poi quando i figli hanno 18 anni, si lamenta che il figlio non sa fare niente da solo e lo addita di essere pigro e incapace; amico mio, è normale che se gli pulisci la cacca anche quando ha 10 anni e non lo spingi a pulirsi da solo, a 18 anni non saprà fare niente! I genitori sono stati dei bambini un tempo e l’educazione classica è sempre stata “è un bambino, non sa fare nulla, faccio io al posto suo. Quando sarai grande potrai farlo anche tu”. Adesso che sono genitori, tendono a reiterare lo stesso errore. “Adesso sono grandi” e possono finalmente “fare da soli”, quindi hanno lo stesso atteggiamento con i figli perché pensano che questo sia il momento per loro di fare e che non sia il momento dei bambini. In realtà non c’è un momento per ogni età, ci sono una serie di cose che si riescono a fare in età diverse, con risultati diversi. Dato che il fine dell’educazione è quello di creare una persona autonoma e indipendente, non bisogna travisare e confondersi considerando il fine dell’educazione solo quello di dar da dormire e dar da mangiare.
Mettersi da parte
per tutta la vita cerchiamo di metterci davanti, di portare o di arrivare a degli obiettivi, di vincere, di ottenere qualcosa. Chi più e chi meno, questo è il nostro atteggiamento principale. L’argomento è che quando diventiamo genitori, questo atteggiamento non dobbiamo più averlo noi coi nostri figli, non dobbiamo “vincere” noi, ma dobbiamo lasciare il passo, dobbiamo lasciare che siano loro a vincere, anche con noi. Il concetto è che io tifo per te e sono contento quando vinci. Se vogliamo educare delle persone in grado di stare con se stessi e gli altri in maniera efficiente, dobbiamo lasciare che qualche volta vincano loro, che si sentano di aver vinto, di aver battuto i genitori. Ma non solo: devono essere i primi a mettere i piedi in una stanza in cui non è mai stato nessuno, devono essere i primi a provare le esperienze, a proporre, a spingere in avanti, a essere protagonisti. Dobbiamo lasciare il passo e dobbiamo farlo da quando sono piccoli. Un tempo lavoravo per una grande azienda di consulenza molto strutturata in cui la crescita professionale e l’ottenimento di promozioni erano sfide centrali tanto quanto il lavoro che facevamo giornalmente. Chi aspirava ad essere promosso ad un ruolo superiore, veniva chiamato a prendersi responsabilità e a dire la sua: <<tu come gestiresti questa situazione se oggi fossi già stato promosso?>>. Il punto era che, se uno voleva essere promosso, doveva dimostrare di essere già in grado di ricoprire il ruolo a cui aspirava; certo, una volta promosso, la cosa si sarebbe fatta seria e avrebbe ogni giorno dovuto “essere” quel ruolo che aveva ottenuto, ma negli anni precedenti si facevano delle specie di simulazioni, per iniziare a “provare”. E’ un pò come quando i partiti politici creano un governo senza aver vinto le elezioni: nominano alcuni personaggi di spicco del partito a ministri, e ogni volta che c’è l’occasione, ogni ministro dice come lui avrebbe gestito una determinata situazione, e questo è utile sia per lui (per fare esperienza) che per gli elettori, per capire come una persona si comporterebbe nel caso il suo partito vincesse le elezioni. Qui la cosa è molto simile: è chiaro che un bambino non può e non deve prendersi responsabilità eccessive, è chiaro che non potrà e non dovrà guidare una famiglia o riparare un elettrodomestico come un papà o una mamma. Ma tenerlo da parte perchè è piccolo mentre si aggiusta la lavatrice o mentre si ragiona per prendere una decisione che non lo riguarda o per la quale non ha ancora la maturità per dire la sua, è sbagliato: ogni volta che si ha l’occasione e la possibilità di spendere un pò di tempo per questo, bisogna lasciarlo provare ad avere un ruolo più maturo del proprio, per iniziare a fargli capire che cosa significa crescere e per farlo “provare”, serve anche a noi per capire di che pasta è fatto. E magari può darci anche degli ottimi consigli.
Lasciar fare
spesso i bambini si comportano in maniera sbagliata con gli oggetti in casa e/o con i giocattoli. Spesso il loro comportamento può indurli a rompere un giocattolo o semplicemente ad usarlo in maniera non corretta. Lasciamoli fare: un gioco viene disegnato dal costruttore per poter essere usato in una determinata maniera ma magari loro sono troppo piccoli per capirlo, oppure sono creativi e ci vedono un utilizzo diverso. La classica immagine del papà o della mamma (nonna, nonno, etc) che viene lì e dice “aspetta adesso ti faccio vedere come si usa, non si usa così” è da evitare (quasi) sempre. Il bambino dovrebbe essere libero di scoprire nuovi modi di usare un gioco e dovrebbe poter anche correre il rischio di romperlo: chiaramente questo discorso vale più per un bambino più grande in grado di capire che sta per rompere un gioco, in grado di decidere cosa fare, ma l’idea è di tendere a dire “il gioco è tuo e sei libero di usarlo come ti viene meglio usarlo” è giusto anche mettere in guardia “così facendo lo potresti rompere” ma deve cmq essere sempre lui a decidere se correre il rischio di romperlo perchè alla fine, anche se un gioco glielo hai regalato te, o i nonni o babbo natale, dovresti capire che adesso il gioco in realtà è il suo, e può disporne come vuole. Oppure, prenditi la responsabilità di dire “ok sei troppo piccolo per questo gioco, così facendo lo romperai e non voglio che tu lo rompa, te lo metto da parte e quando sarai più grande te lo ridarò”; stare però lì a sindacare continuamente su come usare un giocattolo, su quanto è sbagliato usarlo in quel modo, su quante possibilità ci sono di romperlo, è comunque sbagliato e farà sentire al bambino che quel giocattolo in realtà non è il suo, perchè se un giocattolo è tuo, ne puoi disporre come vuoi. Se poi ci sono giocattoli che devono essere giocati con altri, allora si insegnerà a rispettare le regole del gioco (tipo Monopoly). Quando però sarà da solo, potrà fare come vuole. Quello che voglio dire è di cambiare le proprie tendenze: non bisogna entrare nella tendenza del “altrimenti si rompe”, “non si usa così”, poi ovviamente il buon senso deve farla da padrone.