Riflessioni sul proprio stile educativo

L’ansia del genitore

Abbiamo già parlato del fatto che l’ansia del genitori non è il bisogno da soddisfare (anche se è quello che magari ci viene per primo in mente in determinate situazioni) ma parliamone in maniera più approfondita. Cerchiamo di capire una volta per tutte che un taglietto su un dito, è solo un taglietto su un dito (una volta disinfettato, probabilmente è passato il pericolo) una febbre presa (e curata correttamente) perchè si è fatta un’esperienza (giocare a calcio in strada quando piove, etc) è solo una febbre: 3 giorni a casa con la tachipirina e passa. Mentre invece, evitare di arrampicarsi da qualche parte o evitare di giocare in strada con i propri amici, può fare molto più male (e molto più nel tempo) rispetto a un taglietto o a un’ influenza. Non poter imparare a restare in equilibrio su un tavolino o non saltare sul letto, è peggio che sbattere ogni tanto un pochino la testa, farsi un piantarello e tornare a giocare. Devi decidere quali rischi correre: meno rischi corre, più è storto ma magari non si rompe il braccio. Chiaro che il nostro dovere è cercare di impedire di farsi dei danni permanenti o dei danni per i quali ci vuole tanto tempo per riprendersi (lasciargli rompere una gamba o un braccio per lasciarli liberi di “fare l’esperienza” è una stronzata… o lasciarli giocare con un bastone con cui potrebbero farsi molto male, etc) ma ogni volta che gli diciamo “non fare questo” o “non fare quello” chiediamoci sempre noi per primi se gli stiamo impedendo di farsi eccessivamente male, o se stiamo soltanto soddisfando la nostra ansia e calmierando noi stessi, e che cosa gli stiamo togliendo. Nessuno dovrebbe chiedervi di fargli fare di tutto ma ogni tanto dovremmo mettere da parte la nostra volontà di stare tranquilli noi stessi e permettere a loro di vivere esperienze, soprattutto dovremmo evitare di fare la lista dei pericoli a cui vanno incontro, almeno evitare senza poi quantomeno spiegare le contro-misure possibili. Ad esempio, è inutile dire “se sali sul muretto devi sapere che puoi cadere e farti molto male”, dovremmo dire pure “ma se decidi cmq di salire sul muretto, devi mettere i piedi uno dopo l’altro, cercare di evitare di guardare troppo giù e se senti che hai paura, fermati, non fare più di quanto ti senti di fare, almeno non stavolta, magari la prossima volta proverai a fare qualcosa di più ma ci vuole tempo per ottenere capacità, competenze, come quelle di camminare sul muretto senza cadere”. Il punto è: mettiamoli in guardia, ma lasciamo anche decidere loro (qualche volta) cosa fare, che rischi correre, perchè è così che imparano a valutare i rischi e a prendersi quelli che possono gestire, insomma è così che possono imparare la consapevolezza. Bisogna dargli le competenze per renderlo in grado di scegliere, non dobbiamo farlo scegliere dal nulla. O meglio, non posso dire che è così che imparano perchè le variabili sono sempre moltissime, ma posso sicuramente dire che se facciamo solo la lista dei pericoli non impareranno nè le contro-misure nè a valutarli in maniera autonoma e indipendente. Nota a margine: se lo fate salire su un muretto, voi mettetevi sotto… almeno se cade lo prendete, ma non fategli sentire questa “vicinanza” cioè lui dovrebbe imparare a camminare sul muretto senza pensare “se cado tanto ho la rete di sicurezza, c’è mamma lì sotto che mi prende” ma dovrebbe imparare come se la situazione fosse di pericolo reale, perchè se un giorno deciderà di camminare su un muretto perchè “lo fanno gli amici” etc (situazioni che possiamo quindi controllare direttamente) almeno 1) sarà capace a farlo, o quantomeno avrà già fatto l’esperienza in un ambiente controllato dal genitore e 2) non avrà cmq la rete di sicurezza e quindi è importante che, se proprio deve imparare a camminare sul muretto, lo impari senza considerare le rete di sicurezza che probabilmente in altre situazioni non controllabili dai genitori, non ci sarà.

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