Riflessioni sul proprio stile educativo

Insegnare a gestire le emozioni

una cosa a volte un pò noiosa e che può sembrare eccessivamente hippy, è quella di facilitare il tirare fuori le emozioni. Riuscire a dire come ci si sente, è una competenza molto importante per l’uomo e la donna che il bambino o la bambina saranno un giorno: quante volte anche noi non riusciamo a capire bene come ci sentiamo? Magari ci sentiamo “straniti” o “stanchi” o “nervosi” ma capire il motivo per cui ci sentiamo in quel modo, riuscire a distinguere fra un nervosismo e un altro, è a volte molto difficile anche per noi adulti. Prima si impara a 1) capire come ci si sente e perchè e 2) dirlo a se stessi e agli adulti, e meglio è; in realtà la cosa più importante è capire come ci si sente e il motivo, se questo poi viene detto o meno agli adulti, è secondario.

Quello che è importante è la consapevolezza. Se non lo dice, ovviamente non si può sapere se ha compreso o meno il motivo.

E’ importante ma è più importante almeno avere la consapevolezza di come ci si sente e il motivo. Per ogni emozione, soprattutto per quelle negative, è importante riuscire sempre a identificarle perchè è l’unico modo per implementare delle contro-misure efficaci. Il punto non è che dobbiamo evitare che siano tristi o arrabbiati, ma dobbiamo insegnare loro a reagire, non scoraggiarsi, usare l’emozione negativa come punto di una nuova partenza. Se ci sentiamo tristi e non sappiamo nemmeno il motivo, magari impariamo a mangiare eccessivamente mentre la cosa migliore da fare è magari una corsa, una passeggiata o chissà cos’altro, ma tutto parte sempre dalla consapevolezza, in primis dell’emozione e poi magari (più difficile ma importante) le motivazioni. Inoltre, chiaramente, se il bambino poi parla con noi di un’emozione, chiaramente noi possiamo ascoltarlo senza mai giudicarlo (altrimenti è ovvio che poi non ti dice più niente!) e possiamo aiutarlo, non tanto a “gestire” l’emozione ma ad implementare le contro-misure efficaci verso un’emozione magari non positiva o una eccessivamente positiva che finisca per fargli perdere il controllo. Qua non si parla mai di bloccare, ma di incanalare nel verso giusto e positivo l’emozione negativa: un po’ sfoghi, poi arriva la fase della consapevolezza, poi arriva la fase delle contro-misure. A volte un bambino può raccontare problemi che a noi sembrano minimi: in realtà per lui quello è un problema reale e dovremmo anche noi considerarlo tale per poterlo aiutare. Al contempo però io ad esempio apprezzo molto anche la tecnica della minimizzazione, mi spiego meglio: a volte un problema è un “non problema” e seguire il bambino (per rispetto di ciò che lui ritiene un “problema”) può essere anche più dannoso perchè andiamo a validare una cosa che non è un problema, è come se confermassimo che quella cosa è effettivamente un problema. Allora minimizzare può essere corretto a volte, ma dovremmo farlo a partire dal suo punto di vista, e cioè: “ti preoccupi di questa cosa ma guarda, ti spiego perchè io penso che non sia un problema” e gli si spiega seriamente perchè pensiamo che non sia un problema. Oppure la buttiamo sul gioco “ma dai” e ci scherziamo su, considerando sempre che a lui non farà piacere, quindi dopo averci scherzato un pò su, per capire che comunque non è un problema, ci mettiamo lì e seriamente cerchiamo di capire insieme 1) perchè per lui è un problema e spieghiamo perchè non dovrebbe esserlo. Attenzione però a spiegare il motivo per cui quella cosa non dovrebbe essere un problema: noi potremmo avere una visione parziale del problema, lui potrebbe avercelo anche solo accennato quindi l’atteggiamento sicuramente più corretto è quello prima di ascoltare, cercare di capire davvero perchè per lui è un problema, alla fine chiedere “hai altro da dirmi? Ci sono altre cose che ti preoccupano?” e poi, una volta che tutto ci è chiaro, possiamo anche puntare a minimizzare spiegando i motivi per cui riteniamo di minimizzare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *