Riflessioni su insegnamenti

Quanto non gli va di fare qualcosa di noioso

Una cosa che ho notato è che in poco tempo si rompe le scatole di quello che fa, e passa a cagate tipo il libro degli indovinelli e prova a prendere il tablet 🙂 un pò è la noia ma un pò è anche la non volontà di faticare, chiamiamola così, allora adesso gli detto che va bene qualche minuto ancora col libro degli indovinalli ma essendo mattina (aggancio quindi ad una motivazione riconoscibile) “mamma ha detto che c’è da fare un pò di scuola anche se sei qua con me”

Prima pensavo fosse noia adesso penso più sia legata al non faticare, e questo va splittato in due:

  1. da una parte si fa capire che si può faticare facendo qualcosa che ci piace e sentire quindi di meno la fatica
  2. ci sono cose che vanno fatte anche se ci va meno di farle, tipo alcune cose vanno studiate anche se non è la cosa che studieremmo noi, e lì non c’è niente da fare, c’è da imparare a mettersi concentrati a fare, va affrontata l’attività e portata a termine

allora lo sto aiutando a ragionare sul fatto che alcune cose vanno fatte, che ci vada o meno di farle. Fra l’altro, alcune di queste cose che non ci va di fare, scopriamo magari che erano più belle di quanto pensavamo e poi ci va di farle, ma anche se non scopriamo questo, bisogna farle comunque.

queste le proteste 🙂

1) i riassunti sono troppo rispetto a quello che mi va di fare (tipo una pagina magari si, anche se non mi va, ma 6 pagine sono troppe)
2) nella Consegna non c’è scritto di farlo


allora l’ho affrontata in questo modo:

“qual’è l’obiettivo della Consegna?” => “dirmi quello che devo fare”
“ok e perchè devi farlo?” => “perchè imparo le cose”

allora gli ho detto “il punto è imparare delle cose che qualcuno ha deciso che sono importanti per te, e se vanno imparate, tanto vale impararle bene. Fare i riassunti è il metodo migliore per imparare, perchè se riesci a riassumere un concetto, allora sai che lo hai imparato, se non riesci, allora conviene rileggere per impararlo meglio”

mò ha detto “queste cose non sono interessanti rispetto alla biotecnologia o al coding” e gli ho detto che ci sono cose che vanno studiate, anche se adesso non sembrano interessanti, ma bisogna farle perchè magari sono utili per impararne delle altre, oltre al fatto che potrebbe scoprire che sono cose interessanti

Quando fa qualcosa con svogliatezza

diceva “ci metterò 10 ore” allora gli ho detto “concentrati su quello che sto dicendo” (giochicchia con le penne quando si annoia) gli ho detto “togli tutto il resto e in questo momento concentrati solo su quello che ti dico io” e gli ho detto “se ti impegni a fare questo lavoro, allo stesso modo in cui ti impegni a studiare cose che ti interessano, impiegherai molto meno tempo e ti piacerà di più farlo” l’ho ripetutto perchè volte perchè diceva “ma non è vero” allora l’ho ripetuto per bene dicendo “fidati di me è così” quindi ho usato la mia credibilità per dargli la spinta a provare

mi sto occupando più dell’affrontare una qualsiasi attività che non vuole fare, che lo annoia o che non gli interessa, sto cercando più di dargli gli strumenti per affrontare queste situazioni, ma era chiaro anche a me che non è tenuto a fare 6 pagine, però se è convinto di questo, vive la situazione in cui pensa “che palle devo fare 6 pagine” e questo ci da la possibilità di affrontare una situazione in cui deve fare qualcosa che non gli va di fare
gli ho detto “vedrai che se metti entusiasmo e ti comporti come se ti andasse di farlo, sarà più semplice e ti piacerà anche un pò, fidati te lo dico io” ci metto la mia credibilità quindi se poi si rompe ugualmente, ci rimetto credibilità, quella che ho costruito nel tempo, ma se alla fine penserà di essersi anche un pò divertito e che è stato più interessante di quanto credeva (e che mettendoci forza di volontà avrà faticato meno) allora lui avrà imparato qualcosa e la mia credibilità sarà rinsaldata e potrò usarla per fargli scoprire altre cose che di suo non scoprirebbe (come portarlo a studiare una cosa che all’inizio non gli va di studiare)

Adesso ha detto “l’unica cosa divertente dei riassunti sono i disegni” e gli ho detto “ottimo! prima pensavi che non ci fosse nulla di divertente nei riassunti, adesso ancora non ti va di farli, ma hai trovato almeno una cosa divertente nei riassunti, hai scoperto che c’ èqualcosa di divertente. Ma comunque ricorda che va fatto tutto, anche la parte non divertente, ma se c’è una parte divertente, è meglio, no?”. “all’inizio ti ho detto che magari avresti scoperto che c’era qualcosa di divertente, o magari non ci sarebbe stato nulla di divertente, ma hai scoperto che c’è, meglio così, no?

L’ho visto annoiatissimo allora gli ho detto “mettici entusiasmo, mettici più impegno” => “ma come posso metterci entusiasmo se mi annoia?” e io “impegnati ad impegnarti” ovviamente l’ho detto sorridendo, perchè se oltre a annoiarti c’è pure il tizio che ti parla col muso lungo, è peggio, allora gli ho detto “mettici più entusiasmo e più impegno, anche se non ti va, e imparerai tutto sui molluschi, ma soprattutto imparerai come riuscire ad imparare cose che non ti va di imparare. Sai quante cose puoi imparare, quante cose puoi riuscire a fare, se imparari ad imparare cose che non ti va di imparare?” è rimasto un pò a riflettere e s’è rimesso a fare, con leggerissimo più impegno ed entusiasmo. Il libro Venditore meraviglioso dice che lui non metteva entusiasmo in ciò che faceva, e non otteneva buoni risultati, allora un coach nel baseball gli ha detto “ti mando via perchè non hai entusiasmo, non ti impegni, sembra che non ti piace ciò che fai, anche gli altri a vederti così si annoiano e lavorano tutti peggio” allora lui sapeva solo giocare a baseball quindi è andato in un’altra squadra a giocare, prendendo anche meno soldi, ma stavolta metteva entusiasmo in tutto ciò che faceva, si sforzava di impegnarsi e mostrare entusiasmo, e un giornale locale ha scritto di lui tipo “non sa giocare benissimo, ma ce la mette tutta”. Così facendo ha imparato anche a giocare meglio, perchè stando lì, impegnandosi e con entusiasmo, ha ottenuto migliori risultati e l’hanno pagato di più-

M’ha detto di aver riassunto usando parole diverse da quelle del libro, “va bene?” gli ho detto “certo, imparare è proprio questo: capire qualcosa e quindi essere in grado di utilizzare parole diverse per spiegarlo” allora m’ha detto “sento qualcosa dentro di me, tipo che mi sta piacendo di più, che vuol dire?” gli ho detto “vuol dire che sei sulla strada giusta” chee è una risposta generica, ma dà comunque un messaggio positivo, non ho detto tipo “perchè vuol dire che fare sto lavoro ti piace” perchè sennò gli sto dicendo che sbagliava a pensare che si sarebbe annoiato, io mi ricordo che mi dicevano “vedi che poi ti è piaciuto? eh?? e tu dicevi che non ti sarebbe piaciuto!!” questo mi faceva sentire che avevo sbagliato, e quindi volevo dimostrare che avevo ragione, e continuavo a dire che non mi piaceva, e mi vivevo sta cosa in reazione, sempre male per dimostrare che avevo ragione e non sentire l’umiliazione di essermi sbagliato. Adesso Leo m’ha detto “mi sta piacendo, avevi ragione te all’inizio a dirmi che mi sarei divertito poi” allora gli ho detto “non so, avevo ragione, forse si o forse no, ma comunque non ho detto che ti saresti divertito, ma che FORSE avresti scoperto che ti piaceva, e comunque era importante farlo perchè andava fatto, ora stai scoprendo che ti piace, e sarà più facile, ma finora ti sei impegnato a farlo anche se ti annoiava, e questo è l’importante: imparare a fare una cosa anche se annoia e stai imparando a farlo, se poi ti piace pure, ben venga!”. Non ho detto “si avevo ragione io” perchè la credibilità me la da comunque il fatto che lui ha capito da solo che avevo ragione, quindi non ho bisogno di dire “si avevo ragione” ma anzi, ho detto proprio che non era importante questo, ma dire che non era importante se io avessi ragione o meno, non mi toglie credibilità, quella rimane e posso usarla per stimolarlo a fare un altro riassunto domani o oggi pomeriggio, riassunto che si annoierà a fare e imparerà a fare cose noiose.

“devo dire che anche se per altri bambini questo lavoro può essere rompiscatole, devo dire che a me sta iniziando a piacere”=> mia risposta => “bene, meglio così” il fatto che abbia detto “per altri bambini può essere rompiscatole” vuol dire che non sta più associando a se ciò che diceva all’inizio “cioè che palle sto lavoro” e quindi l’errore diciamo, l’idea che ora gli sembra sbagliata (che sto lavoro era palloso) non la associa a se stesso ma a dei generici bambini, e quindi non si sente umiliato per aver poi capito che era divertente (come succedeva a me all’età sua se capivo che avevo sbagliato a pensare che un compito sarebbe stato palloso e poi non lo era, se non lo era, io me lo vivevo male e gli trovavo difetti solo per continuare ad aver ragione, entravo in sfida, quindi con Leo ho cercato di evitare la sfida e fargli accettare senza giudizi che poi il lavoro è stato meno palloso del previsto, sempre però ricordando che l’obiettivo era riuscire a farlo anche se era palloso, come aveva fatto dall’inizio fino al momento in cui aveva scoperto che non era palloso)

Tutti dicono che “l’eccellenza si raggiunge con l’impegno; quello che non dice nessuno è che anche la sufficienza si raggiunge con l’impegno. quindi devo rileggere, lavorare, impegnarmi, studiare etc per il risultato migliore possibile, che sia eccellente o solo sufficiente, deve essere sempre il migliore possibile per il fatto che l’impegno e lo studio sono cose che cmq riempiono la vita (vedi uno dei punti precedenti in cui si parla di questo); non “sempre” inteso come “in ogni aspetto della vita” ma “sempre” nelle cose che si decide che devono essere “al meglio” come ad esempio famiglia e lavoro.

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