[11:27, 22/3/2021] Fabio: allora io ti consiglierei di farglieli ripassare uno ad uno, attendendo se si rende conto di aver sbagliato
[11:28, 22/3/2021] Fabio: se non si rende conto, fai domande per farlo ragionare
[11:28, 22/3/2021] Fabio: evitare quindi di fare il controllo e indicare gli errori
Ad un certo punto sbaglieranno, un esercizio o qualsiasi altra cosa e dovranno sapere di aver sbagliato; ma come farlo evitando di ferire inutilmente? Il metodo migliore per una persona è capire autonomamente di aver commesso un errore, così si evita la vergogna sociale che a volte si prova quando un’altra persona ci fa rendere conto di aver commesso un errore, e si capisce subito che anche se si era sbagliato, ora siamo già in grado di fare meglio, perchè siamo stati in grado di auto-correggerci.
Quindi la cosa migliore è suggerire al bambino dove guardare per trovare l’errore e insegnargli ad autocorreggersi.
insegnare a controllare il proprio lavoro (ad esempio per i bambini che iniziano a scrivere) in modo da capire da soli se lo si è fatto bene o meno; ad esempio con la scrittura: lui finisce di scrivere e gli si dice “controlla se le lettere che hai scritto assomigliano (o meno) a quelle stampate sul libro” e lui da solo osserverà ciò che ha fatto, fino a capire dove c’è da sistemare, dove va bene e dove può decidere di essere tollerante con un errore o un’imprecisione. Se impara da solo a valutare il proprio operato, questo aiuterà l’autostima (e avrà anche meno persone che gli dicono che ha sbagliato, o comunque riuscirà a capire da solo e ad accettare anche meglio le riprese dagli altri);
Insegnare ad autocorreggersi; se impari ad autocorreggerti, incontrerai molte meno persone che passano la vita a correggere gli altri o peggio a fargli notare i loro errori. Ad esempio questo discorso è venuto fuori imparando a scrivere le lettere. Leo scriveva un tot di volte la stessa lettera (era un esercizio del libretto di scuola) e poi diceva “guarda se ho fatto bene”. A sinistra c’era la lettera scritta correttamente (perchè stampata dal libro). Dopo aver visto un pò di volte insieme come si scriveva la lettera (la scrivevo io facendogli vedere gli spazi nel quadretto e i movimenti da fare con la matita) gli ho suggerito di confrontare le lettere (che nel frattempo aveva riscritto meglio rispetto alla sua prima prova, ovviamente) scritte da lui con quelle del libro stampate appositamente come confronto. Questo lavoro di confronto del proprio lavoro, lo ha portato a notare da solo le lettere che non andavano bene. Allora gli ho chiesto di indicare il motivo per cui non andavano bene (e questo è un altro livello di analisi ancora più utile di quella che ti fa capire dove hai sbagliato). A questo punto gli dicevo di correggere oppure cancellare e rifare.
Tu sei lì e l’obiettivo tuo è che lui impari qualcosa, come scrivere. Lui scrive una lettera per la terza volta e non la scrive bene. A questo punto sei tenuto a dirgli che non va bene come l’ha scritta, e così via fino ad arrivare ad un livello accettabile. Sei tu che controlli e stimoli questo giudizio e questo processo di miglioramento, Dal suo punto di vista quindi c’è sempre qualcuno di esterno che giudica il suo operato: da qui ho creato il concetto di stimolare in lui la riflessione su quello che ha fatto. Nella vita avrai sempre persone che giudicheranno quello che fai, a volte è giusto, perché queste persone sono in grado di giudicare il lavoro fatto (maestra, persona più esperta di noi) ma accanto a tutti quelli che giudicano per darci informazioni al fine di migliorarci e non per buttarci giù, ci sono moltissime persone che ci giudicano per colpire. Sviluppare quindi nel bambino quella capacità di valutare il proprio lavoro (grazie ad esempio al confronto con un lavoro ben fatto) lo aiuterà a capire chi lo sta giudicando per colpire e chi per attaccarlo. Sarà più immune agli attacchi che non danno utili, ma solo disvalore.
Se tu sei in grado di capire da solo dove hai sbagliato (e il motivo) allora puoi provare a correggerti; se poi hai bisogno di una mano, la chiedi, ma questo vuol dire che non riceverai spesso “consigli” o “appunti” e indicazioni dagli altri, ma gli altri potranno solo dare informazioni, indicazioni e competenze (come ad esempio un insegnante). Non avere qualcuno che ti dice che sbagli ma creare una propria coscienza che è in grado di valutare il proprio lavoro, è una competenza fondamentale e aiuta a crescere meglio e in più autonomia.