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Cosa sono le aspettative proiettate e come evitarle

Quando parliamo di aspettative, pensiamo il più delle volte alle aspettative che gli altri ripongono in noi, società, amici, genitori. Ci poniamo nella prospettiva di figli, ma difficilmente ci interroghiamo se come genitori proiettiamo nei figli qualcosa di nostro. E ancora più difficilmente, ammettiamo di farlo. Per affrontare la questione in modo adeguato, è bene considerare che i figli saranno sempre una proiezione esteriore di noi genitori. Da questa consapevolezza essenziale, possiamo partire per capire come gestire le nostre aspettative di genitori.

Le aspettative genitoriali consistono nel proiettare sul figlio reale il figlio ideale e possono affondare le radici in nostri bisogni insoddisfatti, sogni non realizzati, nello sport, nella scuola, nell’ambito lavorativo. In qualche modo, anche indirettamente, chiamiamo nostro figlio a dover soddisfare ambizioni che non siamo riusciti a raggiungere o a dover evitare gli stessi errori compiuti da noi in passato.

C’è poi il caso in cui il genitore è soddisfatto di sè e vorrebbe che il figlio segua le sue orme, che faccia le sue scelte e arrivi al suo “successo”. In questo caso, i genitori sono esperti del loro “campo”, ma vorrebbero occuparsi e invadere anche lo “spazio” del figlio, di cui si sentono esperti a prescindere. 

Come genitori, abbiamo il dovere di aiutare i figli a diventare esperti di sè stessi, imparando a conoscersi e stimolarsi, dando ascolto e visibilità. Il segreto quindi è non dire ciò che devono fare, come lo devono fare e perché lo devono fare, ma aiutarlo ad ascoltarsi, a conoscersi, lodando l’impegno, apprezzando gli sforzi e soprattutto rispettando i suoi tempi.

Freniamo le nostre aspettative e interveniamo il meno possibile nella loro educazione: insegnamo al perseveranza e di fronte alle piccole difficoltà, stimoliamo a reagire in autonomia, con la nostra vicinanza. Abbiamo fiducia in lui, non come nostro specchio, ma come essere autonomo e potrà fiorire.

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